Di telefonini e concerti

Di telefonini e concerti

Questa sembra essere una battaglia serrata che tocca artisti dai red hot chili peppers ai maneskin (chi??). La questione è quella dei telefonini ai concerti, il problema della spianata di schermi luminosi, dell’inutilità dei video in verticale con audio insentibile. Ora, valutiamo logicamente alcune cose:

  1. Le foto con il cellulare, a meno che tu non sia in prima fila, vengono male. La gestione della luce, gli zoom digitali e altre piccole cose relative alla fisica della fotografia lo farebbero capire da subito
  2. I video con il cellulare, vengono male. Anche qui la fisica della fotografia ce l’avrebbe fatto capire ben presto
  3. I video in verticale sono più brutti dei video in orizzontale fatti con il cellulare
  4. Nessun telefono ha un microfono adatto a cogliere un audio di un concerto. Nessun telefono, di nessun concerto

Fatta questa premessa, sulla quale millenials e vecchi come me devono essere d’accordo in quanto la valutazione è oggettiva e misurabile, passiamo all’aspetto socialsociologico (questa parola l’ho appena creata e voglio sia messo a verbale). Facciamo la seguente domanda: fare foto/video ad un concerto serve ad avere foto/video del concerto? Come avrete ben capito la risposta è no

Le foto e i video  fatti ad un concerto NON servono ad avere foto e video del concerto

Ma ma? E allora? Ma Miro, se tu avessi ragione la logica di primo livello e tutto quello in cui ho creduto fino ad oggi non avrebbe più senso. Il senso dell’essere umano sta proprio nella ricerca del significato delle cose, nel tentativo di comprendere. Nell’innata volontà di classificazione e categorizzazione. Con ciò che dici mi sento sperso e senza una direzione…

A parte che stiamo solo parlando di concerti e telefonini, quindi il destino del mondo libero è salvo. Non sto distruggendo le vostre convinzioni sulla forma della terra, la valenza della medicina o l’esistenza di Dio. Le foto e i video ai concerti servono a dire “sto qua” ma anche “sto qua e voi noi” fino a “sto qua e voi noi. E sono ben contento/a così che rosichiate”.

Buona parte di questi contenuti finiscono sui social, ma ci sono anche i contenuti che non ci finiscono e sono quelli che servono a se stessi per ribadirsi che ci sei. Un meccanismo di autoconferma della partecipazione all’evento. Un po’ come se un te stesso clone vedesse le tue foto e ti dicesse “che fico che sei al concerto! Sei proprio un tipo togo tu!”

Che fico che sei al concerto! Sei proprio un tipo togo tu!

Abbiamo bisogno di questo? Certo!! Di questo viviamo, di questo vivono i social (che nel frattempo ci fanno anche soldi). Di questo vive la politica, la società e un sacco di altre cose. La necessità di fare una cosa e poi dirla, anche per autoincensarsi risiede intrinsecamente nell’essere umano. Happiness is true only when shared dice un libro/film (comunque lui alla fine muore), quindi anche partecipare ad un concerto è vero solo se fai una foto/video. Possiamo pensare che sia giusto o sbagliato, possiamo ragionare sulla veridicità o meno di questa affermazione. Ma la realtà pragmatica è molto semplicemente che: È così. Non si può fare nulla per cambiare questa situazione, niente per comprenderla, niente per mitigarla. 

Non possono i cantanti che prendono i telefonini dei loro fan e li gettano perché infastiditi. Non può la scuola, la famiglia, la chiesa, la religione, la politica e i movimenti dei cittadini. È stato creato un bisogno, uno strumento ed ora siamo dei semplici utilizzatori. Potremmo vivere senza un sacco di cose, ma non è la questione di “puoi vivere con o senza”, la questione è che le cose stanno così. Facciamocene una ragione e amen. 

Da fastidio anche a me vedere distese di schermi invece che l’artista per il quale ho pagato dei soldi. Ma io sono uno contro le altre migliaia di persone che alzano un telefono e hanno le loro ragioni, inoltre foto e video li faccio pure io, sempre per le motivazioni di cui sopra, quindi non posso neanche dire cose tipo: NO AI TELEFONINI, MA SOLO AI TELEFONINI VOSTRI!

Smettiamola di lamentarci, smettiamola di scrivere, smettiamola e basta. Ai concerti ci sono i telefonini almeno quanto allo stadio ci sono i tifosi che cantano o stanno in piedi. Mi piacerebbe che in curva ci fossero solo persone sedute e in silenzio come quelle che guardano il tennis, ma non è così. Tipo fine, non è che posso lamentarmi (anche perché sarebbe assurdo no? Ora se trovate assurdo questo, perché non trovate che sia assurdo lamentarsi per i telefonini ai concerti?). Concludo faccendo un piccolo promemoria per i più sbadati:

  • D’estate fa caldo
  • D’inverno fa freddo
  • Quando voti alle elezioni, chi vince governa
  • Ai concerti ci sono i telefonini

E questo è tutto quello che ho da dire sui telefonini ai concerti. Vi lascio con una veloce barzelletta sulla necessità di condividere:

Un naufrago finisce su un isola deserta con Monica Bellucci*. I due cercano di organizzarsi, passano giorni settimane e alla fine, per un motivo od un altro, si innamorano ed una sera fanno l’amore. Il giorno dopo l’uomo è strano.. cupo in volto. Monica Bellucci si avvicina e gli chiede:

“Scusa, ma cos’hai? Ho fatto qualcosa di male?” 

“No…no figurati… è solo che…posso chiederti un favore? Posso chiederti di fare una cosa per me?”

“Certo dimmi”

“Ecco…potresti fare la voce un poco più bassa quando parli?”

“Ma certo”

“..e potresti legarti i capelli in modo che sembrino corti?”

“Ma certo”

“…e potresti usare un poco di carbone per disegnarti dei baffi?”

“Ma certo! Per così poco”

“… e ti dispiace se ti chiamo Mario?”

“Ma no, se è questo quello che voi…dimmi pure”

“Ah Mario! Ma non puoi capire!! Ma lo sai che sono andato a letto con Monica Bellucci?!”

 

*il candidato, nel raccontare la barzelletta, si senta autorizzato a cambiare o aggiornare il nome della bella di turno.