Category Archive Cose da dire

Te ne sei andata

Sei arrivata, come ogni anno lo stesso giorno con le stesse speranze.

Sei rimasta per 3 mesi e oggi sei andata via. Non so cosa ho perso, avrei potuto fare di più, avrei potuto fare.

E vabbè, sarà per la prossima volta (cit.)

 

Ho capito

Ho capito che le cose sono andate male.

Ho capito che sono un razzista, che siamo razzisti, che siete razzisti…. che non potrò convincervi del contrario. Che al massimo potrò tentare di non esserlo e voi, mi ghettizzerete. Mi emarginerete.

Ho capito che odiate i froci, le lesbiche, i trans e che odiate quelli senza figli, quelli senza “un piano”, “un progetto” e non posso farci niente.

Ho capito che odio chi non lavora, chi lavora, chi studia, chi non studia. Che odiate chi studia o meno, chi lavora o meno e non ho parole da dirvi, ne parole da ascoltare.

Ho capito che internet è morto perchè era a basso prezzo. Che notizie, informazione, cultura costano anche quando sono gratis. Ma io e voi non vogliamo pagare.

Ho capito che la musica è comunque bella. E se a qualcuno questa musica non piace, non fa niente. E non fa niente anche se mi odierà perchè a me piace.

Ho capito che la felicità non si raggiunge, non si tiene, non rimane e non si muove ed è sempre stata quà. 

Ho capito che devo solo arrivare a domani.

E poi a domani

e così via.

40 anni. Il mio compleanno

Oggi faccio 40 anni. E’ il mio compleanno.

Il sentimento che mi permea non è quello di gioia, non è quello di felicità, non mi sento giovane, non mi sento vecchio. Semplicemente non mi sento. Penso al compleanno di mia madre di 40 anni, e penso al fatto che io lo ricordo….il chè significa che avevo già un età dotata di ricordi persistenti. E questa cosa mi rattrista.

Festeggio questo compleanno in compagnia degli amici di sempre e di persone che sono entrate nella mia vita più recentemente. Vorrei festeggiarlo con tutti, tutti quelli che conosco indistintamente, ma molti sono usciti dalla mia vita, alcuni sono incompatibili tra loro. Qualcuno è lontano, troppo lontano. Qualcuno sarebbe difficile da gestire.

Qualcuno non c’è più.

Quello che faccio oggi, a 40 anni, è guardarmi indietro, e quello che trovo è la lista delle cose che “avrei voluto”. Mi sforzo, mi sforzo tantissimo di metterci quello che invece ho avuto: gli amici, i viaggi, i concerti, le volte in cui ho rischiato di morire, le volte in cui ho rischiato di morire dal ridere… tutte quelle cose che nella mia mente sono “le storie“. Qualcuno ha detto che non sei davvero finito fin quando hai una buona storia e qualcuno a cui raccontarla. Bhe io qualche storia ce l’ho … magari è anche buona.

Bhe io qualche storia ce l’ho … magari è anche buona

Sono stato polemico per anni, lo sono ancora. Ora sono un poco più rassegnato, anzi no.. ora sono un po’ meglio delle tante sterili polemiche tirate su, perchè alla fine tutti facciamo come ci pare e non c’è colpa, non c’è ragione, non c’è cattiveria. A volte ci vogliamo bene e ci piacciamo, a volte ci aspettiamo cose che non c’arrivano, a volte le sorprese ci stupiscono. Polemizzare sulle cose non avute non ha senso. Questo è il primo insegnamento dei miei 40 anni.

A me stesso del passato. A quel me di 20 anni fa (si stabiliamoci su quell’età va) vorrei dire tante cose, vorrei dirgli “andrà tutto alla grande, farai scelte ottime” ma vorrei anche dirgli che se invece di fare il pigro fosse andato a fare sport, oggi le cose sarebbero diverse. Vorrei dirgli che la sua idea della “non c’è niente che sia per sempre” è ancora vera oggi. Fa male, ti mostra agli altri come anaffettivo, ma protegge molto… ed è vera.

 


Vorrei dirgli che se pensa di starsela a godere parecchio, comunque è troppo poco… perchè poi, tra 20 anni (ovvero oggi), non potrà..non avrà tempo… non ci riuscirà. Ho una lista di cose che non farò e che avrei voluto: non sono andato ad Ibiza entro i 40 anni è una di queste. Ho una lista di cose che avrei potuto fare, ma che vabbè…è andata lo stesso bene, tipo provarci con quella tipa ai tempi del liceo, oppure fare il concorso per entrare come segretario all’università di Roma3, andare a lavorare all’estero..

Ve le ricordate tutte le medicine che stavano a casa di Nonna e che doveva prendere a orari? Ecco queste sono le mie. Poi dite che uno non si sente vecchio…


A tutte le donne che mi sono state accanto dico un grande grazie, non è stato facile e lo capisco. Per ogni istante in cui ci siete state, vi ringrazio di cuore.

Ai miei amici oltre a dire grazie per tutto quello che hanno fatto in questi anni, invio anche un abbraccio. Uno di cuore, con le parole sussurrate all’orecchio, con una stretta forte. A volte v’ho odiato e probabilmente avete odiato me. Oggi, qualsiasi cosa, è perdonata. Da oggi ripartiamo, così posso ripartire scoprendo solo le sorprese di quello che potremo scambiarci. Vi amo, comunque, sempre.

A chi mi sta accanto chiedo scusa. Scusa se a volte mi prende “il ciclo” e non c’è verso di farmi stare bene. Scusa se ho comportamenti strambi, se ho convinzioni inamovibili. Se, dopotutto, sono un enorme cazzone.

A mamma e papà non ho sufficenti parole per ringraziarli di tutto quello che hanno fatto per me, per avermi messo al mondo e cresciuto. Spesso è difficile dimostrare questo affetto, lo so, ma dal profondo del cuore so che ognuno di noi lo prova per l’altro. Grazie Anna, Grazie Enio.

A tutti voi, che mi conoscete o che siete finiti su questo sito a causa di strani eventi casuali, dico solo grazie, vi voglio bene. Oggi faccio 40 e non c’è niente da capire, niente da aver capito nessuna verità o scoperta, rimpianti come normale, rimorsi tutto regolare, fierezza parecchia, cose fighe fatte una marea.

No, col cazzo che è tutto uguale!

Per il resto io vado (avanti), se è ci vediamo là. Come sempre

Miro

 

 

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Giorgio Montanini a Le Mura, conseguenze

Sono andato a vedere Giorgio Montanini a Le Mura, Roma (quartiere S.Lorenzo). Perchè mi piace la sua comicità, perchè mi piace la stand up commedy, perchè mi piace che qualcuno porti qualcosa di nuovo… anzi no, di moderno per essere più precisi, nel panorama della comicità.

Certo, lo spettacolo di Montanini non è per tutti, esco da là e mi sento una merda ignorante, figlia del più becero populismo, maschilista, generalista…. mi sento un italiano medio. Montanini è sboccato, Montanini bestemmia, Montanini fa battute su tutto e tutti, nessuno, per nessun motivo, è escluso. E questa cosa a volte è un cazzotto allo stomaco. Lo spettacolo fa ridere, se sei nello spirito giusto, fa ammazzare dal ridere, ma quando esci, o quantomeno quando sono uscito io, ti senti ignorante, perso…. a volte anche stupido. Questo è un gran dono di questa comicità, è ironia e divertimento che lascia sempre, SEMPRE, spunti di riflessione, di pensiero.

Immigrazione, femminismo, uguaglianza e parecchia (ripeto parecchia) religione, questi sono gli argomenti più trattati e non c’è sconti. Vai e storci il naso? Vuol dire che sta funzionando. 

Mi piace questo modo di fare spettacolo, che manca al panorama italiano sia del teatro, e ancor di più della televisione (infatti anche lui ha fatto solo cose “iniziate”…poi l’hanno buttato fuori). Forse un giorno anche noi diventeremo spiriti atti a prendere questa comicità, lo spero. E quando lo saremo diventati, forse saremo anche persone migliori in altri aspetti della vita, tipo la politica.

 

Vulnerabilità informatica e politica

Se volete leggere un articolo serio andate qui: http://attivissimo.blogspot.it/2017/08/due-parole-sule-vulnerabilita-di.html altrimenti potete continuare a scorrere questa paginetta.

Lavoro nell’informatica da una 10ina di anni e da 5-7 in ambito web. Ho imparato tanto, ma non sono l’esperto che pensiate io sia. Tendenzialmente sono quello che chiamate quando vi si è rotto qualcosa o siete troppo pigri per chiederlo a google. Ma si, so programmare, so capire come funziona e come si scrive un sito e sono a conoscenza di come si fa a mettere una base dati dietro ad una pagina web.

Nel 2000something ho iniziato a scrivere le mie prime pagine web e alcune di quelle le avevo scritte protegendole con delle password. Erano cose stupide, fatte da uno studente che non stava neanche studiando informatica ed avevano mille problemi e possibilità di essere bucate (per i più esperti alcune avevano autenticazione lato client, nessuna pre-auth sulle diverse pagine ma solo sulla url principale, assenza totale di meccanismi di hash o di occultamento delle credenziali). Tuttavia non protegevo nulla. Nulla di sensibile ma neanche di importante.

Non volevo creare una democrazia dal basso tenendola sulla forza di internet.

Non manipolavo informazioni di sicurezza nazionale.

Negli anni successivi mi sono trovato a lavorare in aziende che manipolano anche grosse quantita di transazioni online e vi assicuro che metodi per scrivere le cose fatte bene e “con un grado di sicurezza adeguato al tipo di applicazione” ci sono, ma devono sempre essere aggiornate. Vi assicuro anche che ci sono centinaia di sistemi fatti A CAZZO. Si, diciamolo…male, non robusti, lenti e molto insicuri. Ce ne sono nella publica amministrazione ma anche nel privato e molti gestiscono i vostri dati e i vostri soldi.

La percezione di questa insicurezza nell’uomo della strada è molto bassa, e si limita agli articoli sensazionalistici o a “quella volta che ho preso un virus ma chissà perchè, io non ho fatto niente….”. Ma la questione non è se l’uomo della strada deve conoscere la complessità dietro la sicurezza informatica, la questione è che una realtà politica che ha fatto degli strumenti di comunicazione digitale una propria bandiera, sia stata non solo attaccata e bucata, ma che si sia scoperto che i metodi di sicurezza erano più o meno simili a quelli che il sottoscritto aveva messo su poco meno di 20 anni fa senza alcuna conoscenza.

La Casaleggio associata è una grossa macchina, una società che con internet fa i soldi, ne fa parecchi e a volte ne fa bene. Qualcuno da quelle parti ha deciso che il profitto era più importante della sicurezza. C’è un detto dalle parti di chi lavora in informatica che dice:

“veloce, bene, economico. Scegline due”.

Questo bene inquadra quali tipi di compromessi e di scelte si possono fare quando si lavora da quelle parti. Molti chiedono “si può fare che un utente… ” oppure “si può fare che quando la pagina web..” si, si può. Si può tutto. Con infinito tempo ed infinite risorse tutto si può fare. Ma il tempo non è infinito e spesso è molto stretto e i soldi anche non sono sempre infiniti. Ed è per questo che spesso vengono tralasciati aspetti fondamentali quali: la sicurezza o il testing (che significa vedere se le pagine web fanno quello che effettivamenete devono fare e che non si rompano).

Per una cosa del genere le azioni del responsabile/gestore della piattaforma sarebbero cadute, sarebbero stati licenziati i vertici, manager buttati fuori. Qui pare sia tutto a posto, che si stia relegando il tutto a discorsi da ombrellone tipo “no io di ste cose quà non ci capisco niente….”. 

E vero signor Everyman che non ci capisci niente, è vero. E non sei neanche tenuto a capirci. Ma tu, come essere che utilizza questi mezzi, sappi che l’idea della democrazia digitale è ancora troppo lontana.

E’ molto più vicina la scomparsa del denaro fisico in favore di quello digitale… e sono sicuro che sei convinto che non sia così. Ti dirò anche che forse hai ragione…quindi pensa quanto è lontana la democrazia digitale!

Dalla tastiera non puoi votare, non puoi parlare, non puoi decidere, non puoi influenzare. Dalla tastiera puoi fare rumore…tanto rumore… infinito rumore di fondo. E qualcuno, pensa un po’, può anche fare più rumore di te sfruttando il fatto che internet è “fatto male” (non intendo la storia sui contenuti e bufale.. sarebbe un altro argomento, intendo proprio che il codice dietro è scritto male!). Ora che hai scoperto questo, non scriverlo da nessuna parte. Vai al bar e parlane con il barista..senti che ne pensa, paga e vai a casa.

Avrai eliminato rumore e avrai fatto pensare due persone in più (tu e il barista).

 

“La prima fondazione vincerà sempre”

 

massimo-giannini

Caro Massimo, puoi ignorare questo post

Ciao Massimo Giannini, io non sono un giornalista, non sono un blogger, non faccio opinione e non pretendo visibilità (e adoro i disclaimer a inizio discorso!). Stamani, come sempre, ho sentito il tuo quotidiano intervento a Circo Massimo su Radio Capital. In generale devo dire che ha volte sono d’accordo con te, a volte no. 

Oggi hai parlato dell’ennesimo sciopero dei mezzi, hai accusato le rappresentanze sindacali non istituzionali e la mancanza di regolamentazione sulle modalità di sciopero (legge ferma da lungo tempo). E di tutto questo ne pagheranno il prezzo gli utenti. Questo è il podcast:

https://www.capital.it/programmi/circo-massimo/podcast/podcast-del-06072017/

E’ tutto vero, sicuramente… eppure esistono delle considerazioni un poco a margine che personalmente mi sento di esprimere.

Come primo punto il concetto di disagio e di sciopero: non sono un grande esperto, visto che non lavoro tra le categorie che scioperando potrebbero ottenere risultati, ma di fatto ho questo strano concetto che, tutto sommato, se non fai disagio il tuo sciopero non ha alcun effetto, o no? Non è proprio la mancanza, rallentamento o interruzione di un servizio la contropartita delle rivendicazioni lavorative? Se non si protesta creando disservizio, esattamente come si potrebbe protestare? Possiamo pensare di fare come (si dice, ma andrebbe verificato) facciano in Giappone ovvero continuando a lavorare con un cartello con scritto “lavoro si, ma sto protestando” ? Ecco non mi pare una soluzione fattibile in questo nostro paese.

C’è poi la questione della rappresentanza, questa differenza tra le grandi sigle sindacali e le innumerevoli sigle minoritarie sindacali. Certo sono tante, forse sono troppe, eppure mi pare che la rappresentanza e la fiducia nelle sigle sindacali istituzionali sia un tantino in calo negli ultimi anni, o è forse solo una mia impressione? Quindi forse, e dico forse, il fatto che ci si affidi a soluzioni rappresentative diverse dovrebbe quantomeno far pensare.

C’è poi un terzo fatto che mi lascia ancora più perplesso. Per tua stessa ammissione parli di “ragioni che non conosciamo bene e difficilmente vengono spiegate”, bhe non sarebbe il caso di informarsi e conoscerli questi motivi? Non sarebbe questo il ruolo dell’approfondimento o della riflessione giornalistica. Io, e quelli come me, sentiamo motivazioni come “rinnovo del contratto” o “carenze strutturali” e anche se non capiamo, o non vogliamo o non abbiamo tempo o non ce ne frega nulla, siamo contenti così ma penso che il tentativo di portare alla luce queste motivazioni sia proprio il ruolo di chi fa comunicazione e informazione.

Ho scarsa fiducia nelle lotte sindacali, nella rappresentanza, nella politica e forse sono anche io un populista generalista poco impegnato. Ma io posso permettermelo, io non parlo alla radio*. Io cerco di limitare anche le mie uscite sui social (la figura del webete è sempre dietro l’angolo… e spesso non sono gli altri, ma sono proprio io il webete). Da chi fa informazione e comunicazione mi aspetto che non cada in forme basse di generalismo e che, proprio perchè sarebbe il suo lavoro, fornisca una visione ampia, seppur condensata nello spazio di 1 minuto e 40.

La cosa bella di tutto ciò è che questo sfogo è solo per me, probabilmente non lo leggerai mai e sarei anche poco propenso a che lo leggesse qualcun’altro (sia per gli scarsi contenuti che per i numerosissimi errori di ortografia, grammatica e logica che saranno presenti). Alla fine di questa scrittura però mi sento meglio, sia per liberazione di espressione personale, sia perchè mi sono reso conto che in fondo chi parla in TV o in Radio sono persone come me, a volte dicono cose giuste, a volte cose non giuste o, più spesso, cose sulle quali non sono d’accordo.

Oggi per esempio non ero d’accordo. E va bene così.

 

 

*bhe a dire il vero ho una trasmissione su www.radiocittaperta.it, confesso, anche se tendo a parlare di altro. Però l’opposizione è giusta.