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Langhe 2020

Da Vedere

Le Langhe sono un posto paesaggisticamente bellissimo: ogni pezzo di terra è un vigneto o campo di noccioli. Spettacolare andare in giro per le stradine che li attraversano, consigliatissimo in moto (anche se poi in moto  fare le degustazioni di cantina diventa problematico).

I paesini, dove non indicato qui sotto, fondamentalmente sono molto simili tra loro: curatissimi, molto caratteristici, con un castello in cima. Che lo so che sembra “allora è tutto uguale” ma, se ci pensate, quello che facciamo da anni è andare in giro per città d’arte, sempre a vedere: 

L’antico duomo in stile romanico, a tre navate e croce latina, costruito sui resti di un precedente tempio pagano. Nell’abside un interessante pala lignea di allievi del <inserisici pittore o sculture rinascimentale>.

Acqui Terme: Acquedotto romano (che poi è un pezzo d’acquedotto di cui rimangono solo 3 archi), le terme che sembrano uscite da un film di Wes Anderson, la Bollente la fonte d’acqua al centro città (l’acqua esce a 75 gradi non ci mettere la mano!)

Nizza Monferrato: l’enoteca regionale e la piazza. Se andate all’enoteca e non fate la degustazione dei vini che hanno, avete sbagliato vacanza

Barbaresco: la torre di Barbaresco, il gatto nell’enoteca dentro la chiesa (e anche l’enoteca stessa)

Neive: il comune che è tra i più belli d’Italia (oh…lo dicono loro eh), la cantina il castello di Neive

Guarene: il paese che parcheggi e poi salita verso il castello che, però, non ci puoi andare che è un resort privato

Barolo: il museo del vino

Grinzane Cavour: il castello

La Morra: la Cappella delle Brunate, tutta dipinta fuori e dentro

Panchine giganti: sparse in giro per ammirare il panorama

Cibo

La cucina Piemontese non è estiva, la carne fa da padrone così come il burro. Indico i posti dove ho mangiato, dove c’è scritto Ristorante è un ristorante, dove c’è scritto Osteria o Birreria, sono posti meno impegnativi, economicamente e digestivamente. Al ristorante si paga una cifra fra i 40 ai 55 euro a persona, vino incluso. In Osteria meno. Le menzioni d’onore vanno a:

Il ristorante nuovo Parisio ad Acqui terme. Professionalissimi, un menù curato, prezzo più che onesto. Consigliatissimi la vitella, come secondo, e il dolce con gelato, zabaione e cioccolato fondente.

L’osteria La Salinera a Grinzane Cavour, perché dentro al castello di Grinzane c’è un ristorante ma è stellato e impegnativo. Per un pranzo leggero, veloce e a un prezzo onesto, meglio l’osteria. I cannelloni e il dolce sono ottimi.

Il ristorante Lalibera ad Alba. Nonostante qualche incertezza sul servizio, una cucina da chef. Piatti top: l’anatra e i ravioli del plin.

Il Caffè Umberto-Enoclub sulla piazza ad Alba. Consigliati tajerin e hamburger con foie gras

Itinerario

Acqui terme, Nizza Monferrato, Alba, Barbaresco, Neive, Guarene, Canale, Barolo, La Morra, Monforte d’Alba, Serralunga D’Alba, Grinzane Cavour, Roddi, Diano d’Alba

Ferragosto a Colleferro

Quelli che un tempo si chiamavano paesini del cazzo, oggi sono diventati borghi caratteristici. Colleferro, dove sono cresciuto per 20 anni, non porta né l’aspetto dell’una né dell’altra cosa. Per molto tempo paese dalla nascita industriale privo di tradizione storica, grigio, cementizio e molto inquinato, negli ultimi anni ha ritrovato, per me, una dimensione di ricordi e di quasi bellezza. 

L’inquinamento non è scomparso, e di sicuro al posto della Fabbrica che svetta imperiosa sulla città, non è apparso un duomo trecentesco, ma gli amici insieme ad una rivalutazione del territorio, la rendono un posto più che accetabile.

Una settimana, poi non saprei se reggerei più tempo.

Da qualche anno a Ferragosto mi ritrovo in tale borgo, circondato dal caldo ma anche con amici che stranamente tornano in loco e con i quali passiamo dello spensierato tempo. C’è qualche foto a testimonianza di questo, e sta qui sotto.

ADDENDUM: ho avuto anche una giornata, post ferragosto e post vacanze in cui ho rivisto altre care persone

Ferragosto 2020, una settimana a Colleferro

Weekend a Francavilla al mare

Questo Italico anno pare sia all’insegna del turismo nel nostro bel paese, così mentre guardiamo i numeri dei nostri casi di COVID e quelli delle altre nazioni, non perdiamo occasione di gongolarci su “ma quanto siamo stati bravi eh!”. Nei telegiornali le consuete rubriche su frutta e verdura e sul non uscire nelle ore più calde, hanno lasciato spazio a pseudo servizi sulla sagra del formaggio porchettato di Giustarpello sul Trincio, paese in provincia di GF*.

Ci vuole poco per capire che, in realtà, non frega un cazzo a nessuno, ma se non faccessimo promozione del turismo interno, un intero settore andrebbe a gambe all’aria. E chi se ne frega della leggerezza del rinnovo delle concessioni balneari o dei miliardi evasi in passato da ristoratori o albergatori. Quest’anno si viaggia ITALICO e ITALICO E FIERO SIA IL MERITATO RIPOSO!

Cosi mi sembra giusto allinearmi ed andare a Francavilla al mare, spinto anche da altre motivazioni che non vi interessano. Premettiamo che l’Abruzzo è una terra ricchissima che va dal mare alla montagna e con una varietà enorme di possibilità e posti da visitare, uniamo questo ad un facile raggiungibilità da Roma, e si ottiene un ottimo posto per una vacanza ma anche per un fine settimana. Se volete viverlo in vari modi, vi consiglio il sito wowabruzzo ma non dite che vi mando io.

Per quanto mi riguarda ha il problema che il mare sta dalla parte errata rispetto al sole, ma questa è solo una questione d’abitudine. Quello che, invece,accomuna tantissime località di mare dal nord al Salento, dal Tirreno all’Adriatico, è una scomoda verità che in pochi sanno. Una verità che accomuna chi in posti di mare ci vive e lavora con il turismo. Quelli che si trovano in posti che da noi, gente di città, sono visitati per brevi periodi annuali. Ovvero il fatto che la gente di mare, fondamentalmente, vi odia.

La gente di mare, fondamentalmente, vi odia

Non è un odio profondo che vorrebbe la nostra morte, ma è un odio dovuto all’invasione massiccia, rumorosa, distruttiva da parte di famiglie, bambini, coppie e quant’altro che piombano sulle località e causano traffico, rumore, lavoro duro e orari stancanti. Si, è vero, il turista porta anche parecchi soldi… e l’hanno capito bene quelli che, di questo, hanno fatto un sistema turismo ovvero un diverso modo di pensare. Dove da un parte ti tratto gentilmente e ti consento di avere tutto quello di cui hai bisogno, dall’altra ti inchiappetto perché, in fondo, sei un pollo da spennare (avete letto Romagna o Sardegna in queste parole? Bhe, io non ho detto nulla). Purtroppo però, in altre parti, questo conflitto è ancora lungo da sanare.

Quanto a me cerco di entrare in punta di piedi, facendo il turista, perché quello sono, ma cercando di non avanzare pretese impossibili (“Scusi mi può portare una pizza con il prosciutto a tocchetti invece che a fette?” oppure “ma come! Non avete il sushi di tonno del pacifico sud orientale? Ma che è…il Burundi??” ) e mantenendo sempre il rispetto per chi si fa un culo a tordello lavorando nel posto dove vado in vacanza. 

Se non avete capito di che sto parlando facciamo cosi, quando la prossima volta andate al ristorante almeno passate il piatto al cameriere e ditegli grazie. È uno che lavora, non il vostro schiavo.

Detto questo, andiamo direttamente ad analizzare cosa ho fatto a Francavilla al Mare. Semplice: ho mangiato e bevuto.

A Francavilla al Mare, ho mangiato e bevuto

Che non mi pare poco. La prima sera, un’ottima cena di pesce al ristorante, che è anche lido, Blumarine. Seduti ad un tavolo sul mare ci siamo gustati: antipasto di ostriche, crudi con una seppia al fico d’india (o era frutto della passione?) ottima, pastellati di pesce, “un brodetto tanto per assagiare” (che in realtà era una porzione sana) di ottima fattura, sagne ai frutti di mare, un’ottima bottiglia di bollicine locali, dolce, caffe e amaro.

Prezzo giustissimo. 

Il sabato una giornata nata come “giornata di mare” che è diventata una giornata di cibo e marisella (spero di non aver sbagliato il nome) ovvero un mix di vino bianco, limone e gassosa. Una botta micidiale che scende bene, fin troppo. Sautè di cozze e spaghetti alle vongole buonissimi. Dove? Questa è la parte più bella… si tratta di un posto che non publicizzo e non vi dico dove sta, ma è un posto sul mare, bellissimo e super familiare. Con orto, brace, una piccola cucina. Se vuoi andare, prenoti e via. Se vuoi portarti il cibo, te lo porti. Se vuoi il tavolo pulito, te lo pulisci, se vuoi una sedia, la prendi. Il padrone di casa, Nicola, è gentilissimo e super affabile. Se non vi sentite a casa in un posto così, purtroppo avete sbagliato lettura, perché a me piacciono le cose così. I posti dove ti ci portano i locali e mangi quello che mangiano gli altri e amen.

La sera? Dopo alcuni movimenti per riprendersi dalla giornata “alcolicamente” complessa, ho mangiato una buonissima pizza, dalla pasta eccezionale, alla pizzeria Baramares. Antipasto di olive ascolane, ottima compagnia e una inaspettata torta che c’ha lasciato tutti a bocca aperta. Francesca, la pasticcera che l’ha portata, meriterebbe come minimo di andare in quelle trasmissioni di chef internazionali. 

A questo punto, il giorno dopo, decidiamo di tornare da Nicola. Ma senza pasto completo, meglio prendere un paio di mozzarelle di bufala, pomodori locali e prosciutto per fare un pranzo pseudo leggero, anche perché la sera l’appuntamento è per un’altra pizzeria, la (mi dicono) storica pizzeria Albatros (dal 1978). La pizza è buona, ben condita e il personale gentile e professionale. Un poco in ombra gli antipasti come le palle di riso, o le bruschette. 

Sia chiaro, “un po’ in ombra” non significa cattivo. La premessa è che ho un atteggiamento “bocca-de-fregna” sul cibo, quindi, mi aspettavo di più, tutto qui. Passeggiata per smaltire il tutto e poi a letto presto, che la mattina riportiamo presto, alle 6. 

Perché sarà anche la settimana di ferragosto, ma qui si lavora per rendere grande il nostro belpaese 🇮🇹

 

 
https://www.wowabruzzo.it/

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https://www.facebook.com/pizzeria.albatros/

 

*paese e provincia sono inventati.

Ventotene Formia, estate 2020

Quest’estate non può eliminare il fatto che sia l’anno del Covid (o della Covid, fate voi). Comunque al di là di mascherine, distanze, metri, metri e mezzo, sanificazioni, ecco il piccolo report della settimana passata dal 4 al 12 luglio 2020.

Per arrivare a Ventotene il mezzo più comodo è prendere il treno fino a Formia e poi da lì il traghetto, il traghetto viene in due forme: Traghetto e Traghetto veloce. Quello veloce è più veloce. Su quello normale, potete portare la macchina, ma se pensate vi serva a Ventotene, forse avete un problema visto che l’isola è piccina. La prima sera ci fermiamo per un aperitivo da Zi Amalia, un bar ristorante che presenta un buon aperitivo con menzione d’onore per le montanarine (pizzette fritte con pomodoro e formaggio). Molta cortesia e dolci che invogliano ad essere comprati anche per la mattina dopo, e infatti due brioche si prendono per questo. 

 

Spinti da numerosi consigli, la cena del primo giorno la facciamo presso il ristorante Il giardino. L’atmosfera è romantica, elegante, ma senza strafare… un “vorrei ma non posso” che fa un poco strano. Antipasto di carpaccio di dentice, buono. Per il primo viene scelto un piatto dal nome molto promettente: “I bottoni di burrata e crudo di gamberi”. Si tratta di una sorta di ravioli ripieni di burrata e con dei gamberi a crudo come condimento. Purtroppo il fondo di consumè di peperone uccide praticamente ogni minimo sentore del pesce, che sembra buonissimo e molto fresco, ma di sapore ne perde tantissimo. Forse un raviolo a pasta grossa ripieno di burrata e un fondo al sapore di peperone non sono le migliori scelte per esaltare il sapore dei gamberi, ma io non faccio il foodblogger. Menzione d’onore per il dessert: un assoluto di pistacchio di Bronte, veramente buonissimo e pieno di pistacchio. 

101 euro in due, vino compreso e passa la paura.

Se volete, per due persone, potete anche prendere un coniglio. Al modico prezzo di 70 euro.

 

Dormiamo all’Hotel Villa Iulia. Un carinissimo 3 stelle con personale cortese e camere ben pulite. La camera è bellissima, una vista sul mare che toglie il fiato. Mai vista una roba così!

L’albergo si trova a cala nave, di fronte all’isola di Santo Stefano e ai piedi dell’hotel, c’è una bella spiagetta comoda con servizio di ombrellone e sdraio a 20 euro al giorno (nessuno ha mai detto che Ventotene sia economica). Per mangiare a pochi metri c’è il ristorante pizzeria Mast’Aniello un classico panuozzo (pizza a mo’ di panino) con pomodoro e mozzarella va più che bene, anche uno in due, sicuramente meglio il classico pomodoro&mozzarella a quello con bufala e prosciutto. La pasta della pizza fa ben sperare per una cena. Tuttavia alla cena l’antipasto misto mare è piuttosto deludente: il gambero in pasta fillo e mandorle non sembra freschissimo, le alici sono troppo sotto aceto, il fiore di zucca senza infamia e senza lode, il baccalà su salsa di patate buono ma non brilla, il polpo e finocchio è un’accoppiata che non comprendo. Il salmone arrotolato su se stesso non so che ci incastarta … non credo sia pescato nella acque del luogo. Soprattuto l’onnipresenza di fiori edibili nulla aggiunge al piatto. Speriamo nella pizza, anche con il ricordo del panuozzo del pranzo, e invece no.

La pasta è molto buona ma con il condimento non ci siamo. La fiori e alici è guarnita con delle alici molto piccole e compatte dal sapore di sgombro in scatola. La pizza alle verdure è insipida, le verdure sanno di poco. Il dolcetto alla ricotta e pere, servito in barattolo (sia mai che usiamo i piatti come piatti e i barattoli come barattoli un domani dovremo rendere conto a Nostro Signore per questo uso sconsiderato del barattolismo) ha poco di ricotta e troppo di pere. La cena, nel complesso, è sotto le aspettative sopratutto per la pizza.

68 euro in due, vino compreso

Finora siamo un poco insoddisfatti dell’aspetto culinario della vacanza e, come ultima risorsa, decidiamo di provare il ristorante dell’hotel Mezzatorre: LA TERRAZZA DI MIMI’. Prenotazione alle 21, entriamo alle 22… un poco di confusione, abituè che saltano la fila ma vabbè. L’isola è così dall’idea che ci siamo fatti: poche persone che spesso si rincontrano. Nell’attesa ci offrono un prosecco e il tavolo che ci viene dato non appena possibile, appiana ogni dissapore per l’attesa con la bellissima vista. Il cameriere ci porta in visione il pescato del giorno. È bellissimo, fresco e scegliamo una ricciola per primo/filetto. Nell’attesa chiediamo se sia possibile anche avere un tartarre di ricciola, che prontamente ci viene portata (fiori edibili compresi) , anche se precisando che non viene dalla stessa ricciola (mi sarebbe sembrato strano sia per questioni di abbattimento che per dimensione: troppo piccola per farci uscire un primo, un filetto e anche una tartarre). Correttissimo nell’esposizione, ottima la tartarre freschissima anche questa. 

Il primo è bellissimo e buonissimo, in pratica dei paccheri con un sughetto legerissimo di ricciola a dadini, sopra il filetto stesso della ricciola. Cottura, accostamenti, sapore e materie prime ottime. Quando vengo personalmente portato in cucina a vedere il pesce appena arrivato (cicale e scorfani ancora vivi e in movimento) mi commuovo dalla bellezza del pescato e dalla bravura dei cuochi. Come dolce un tortino di crema e frutta buonissimo, delicato e ben cotto.

Grazie Mimì! Finalmente una luce nel panorama gastronomico dell’isola!

prezzo: 140 euro in due, vino compreso

Sull’isola la visita alle cisterne romane vale la pena, è ben spiegata e molto suggestiva. Va prenotata ma vi assicuro. che ne vale la pena. La bravura della guida, unita alla bravura di chi ha pensato e costruito tali strutture, fornisce spunti di riflessione.

Se volete ci sarebbe da visitare, ma vanno prenotate, la villa romana e la tomba di Altiero Spinelli, l’ideatore dell’Europa per come la conosciamo.

Higlight

Il baretto Il Gabbiano, posizionato in alto, ottima musica personale gentile, assolutamente raccomandato al tramonto. 

Considerazioni generali su Ventotene

L’isola è cara, lo sapevamo ed è vero. Ci sono cose da fare, ma non è Ibiza. È un piccolo scoglio frequentato da persone abituali, molti con la barca, da famiglie con migliaia di bimbi, da giovini pischelli (fino a 13 anni circa, diciamo) che vanno a scuola di vela. Completamente assente, almeno per la nostra esperienza, la fascia d’età dai 20 ai 35. Il finocchietto e l’amaro di rucola che spesso vengono sponsorizzati, dicono siano fatti con finocchietto e rucola di Ventotene, ma sono poi imbottigliati a Ischia…ma va be’, famo a fidasse. Le Lenticchie pare esistano…ci sono foto, campi.. ma anche lì vatte a fidà se davvero le fanno li (comunque se le fanno pagare al prezzo di produzione locale di nicchia). I fiori edibili su ogni piatto, aperitivo o antipasto sono un qualcosa del quale farei volentieri a meno.

Formia/Maranola

Dopo Ventotene passiamo dei giorni a Formia, ospiti di amiche. Principalmente allo svacco puro, nutrendoci in casa con ottime mozzarelle locali, aperitivi, olive e quant’altro. Un aperitivo e una giornata di mare la passiamo anche nella vicina Sperlonga. L’ultima sera ci spostiamo verso il piccolo borgo di Maranola, dove mangiamo alla Ostaria 43. Un menù fortemente a base di carne che, grazie alla gentilezza e all’inventiva di chef e camerieri, è stato riadattato anche per chi, alla nostra tavola, era vegetariano. Un antipasto buonissimo, carne e affettati ottimi. La grigliata eccellente. Il prezzo veramente più che onesto. Consigliatissimo!

 

Link utili

Hotel Villa Iulia

Zi Amalia

Ristorante il Giardino

Mast’Aniello

Le terrazza di mimì

Il Gabbiano

Ostaria 43, Maranola (Formia)

Pranzo Osteria dell’orologio

 

Un ottimo pranzo presso l’osteria dell’orologio a Fiumicino https://osteriadellorologio.net Menù degustazione composto da:

  1. Panzanella di tonno, stracciatella e sorbetto al basilico (foto mancante)
  2. Paninetti artigianali con tartarre di tonno e giardiniera
  3. Alici basilico e aglio bianco
  4. Tartarre di tonno, basilico e salsa all’aglio
  5. Gambero rosso, salicornia, quinoa e salsa d’ostrica
  6. Roastbeef di Spada noci e fiore di cappero con salsa tonnata
  7. Baccalà, caviale
  8. Polpo, lumache di mare, patate neonata di gamberetti
  9. Alici in carrozza, ciliege e lamponi
  10. Spaghetti uova di tonno
  11. Ravioli caprino e limone e gamberi
  12. Rombo con melanzane al tartufo
  13. Muffin nocciola, cannella
  14. Dolcetto al cioccolato

 

L’Ufficio Fermi

Per la regia di Laura Jacobbi, un video per sopperire alla mancanza di teatro del 2020